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Descrizione dell'opera di Michelangelo Buonarroti Persian Sibyl

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A differenza della Sibilla libica, il suo compagno secondo le previsioni della Sibilla persiana viveva in Oriente, che può già essere compreso dal suo nome. Portava il nome di Sambet e veniva anche chiamata indovino babilonese in modo diverso.

La sua menzione risale al XIII secolo a.C. e., nello stesso periodo, vale a dire fino al 1248 a.C. e., appartengono alle profezie della famosa Sibilla, che ha disegnato nei suoi libri, raggiungendo fino a 24 pezzi. Si ritiene che in essi vi siano profezie riguardanti la vita e le opere di Gesù Cristo, così come Alessandro Magno e altre personalità leggendarie. Erano espressi sotto forma di poesie con un doppio significato, non suscettibili di interpretazione inequivocabile.

Secondo le descrizioni dei contemporanei, la Sibilla persiana indossava abiti d'oro e aveva un aspetto giovane. Sull'affresco della Cappella Sistina, eseguito da Michelangelo Buanarotti, Sambeta appare già in età piuttosto avanzata. La donna si siede, quasi completamente allontanandosi dallo spettatore, avvicinando il viso al libro invariabile.

Forse è stato in questo momento che la Sibilla persiana legge la sua prossima profezia, che erano tutti saturi di mistero e saggezza orientale secolare. Cosa è nascosto in loro, cosa promette all'ascoltatore: dolore e tristezza, o forse gioia e felicità? Stara è diventata Sambeta, i suoi occhi non sono così belli come in gioventù, ma la sua mente è ancora nitida e chiara.

Come sempre nell'opera di Michelangelo, nell'immagine della Sibilla prevalgono toni luminosi e ricchi, sottolineando la ricchezza, il fattore qualità e l'eccellente qualità degli abiti della profetessa persiana.

Sente ancora la forza interiore inerente, tuttavia, a tutte e cinque le Sibille, e questo è senza dubbio il merito del grande pittore Buanarotti, che è stato in grado di trasmettere con una precisione senza precedenti i personaggi degli indovini, usando non parole, ma pennelli e vernici.





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